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Dammuso delle scale Dammuso dei pini Dammuso delle palme Dammuso della compagnia dammuso dell'amore dammuso dei giardini Pantelleria: L’attività della natura Pantelleria è un’isola di origine vulcanica, distante 70 km. dalla Tunisia e 110 km. dalla Sicilia, con una superficie di 83 kmq, larga 8 km. e lunga 13,7. La prima area emersa, circa 320.000 anni fa, è quella di Scauri. Successivamente vi fu una serie di eventi vulcanici che culminarono con l’eruzione di Ignimbrite Verde, 49 mila anni fa. Di questa si trovano resti nella zona di Cala Cinque Denti. La particolare forma dell’isola è dovuta anche all’alternarsi di eruzioni e “collassi calderici” ovvero crolli degli strati lavici formatisi durante le fasi eruttive. Esempi sono il “Salto della Vecchia” con lo strapiombo di 240 metri sul mare ( 160 mila anni fa), la Caldera di Kartibucale ( 80 mila anni fa) e la vallata di Monastero (49 mila anni fa). Nel periodo successivo all’eruzione e al collasso calderico di 49 mila anni fa, si formarono i circa 50 coni vulcanici, dette “cuddie”, rilievi, dall’arabo, tuttora individuabili, tra questi il Monte Gibele (700 metri, 33 mila anni fa) e la Montagna Grande ( 836 metri, 8 mila anni fa). Fu questa l’ultima grande eruzione. Al di fuori dell’isola ricordiamo l’eruzione del 2 agosto 1831 che portò alla formazione dell’isola Ferdinandea a 30 miglia nord-est di Pantelleria. L’isola scomparve nel successivo dicembre, ponendo così fine alla contesa tra gli Inglesi, che l’avevano chiamata isola di Graham, i Francesi, che l’avevano intitolata isola Julia e i Borboni che l’avevano nominata Ferdinandea, in onore di Ferdinando II, re di Napoli e della Sicilia. L’attività vulcanica dura tuttora, testimonianza sono, sulla terra ferma, le fumarole della grotta del “Bagno Asciutto” (nei pressi di Sibà), di “Katzen”( vicino a Pantelleria paese), di “Fossa Pernice” ( sulla riva del lago) e della “Favara Grande” (alle pendici della Montagna Grande). Sul mare, vi sono sorgenti di acqua calda a Nikà ( 90 gradi centigradi), nel porticciolo di Gadir, a Sateria nonché a Scauri e presso punta S. Leonardo. Per quanto riguarda il clima, Pantelleria gode di inverni miti e estati calde, pressoché sempre mitigate dalle brezze o venti che spirano costanti. Se volete conoscere la situazione meteorologica attuale a Pantelleria visitate il sito www.eurometeo.it
L'isola ovunque si gira è bellissima: dal mare con le sue insenature, le
grotte anche di acqua Molti secoli dopo, arrivarono i Sesioti che si stabilirono in località Mursia. Testimonianza della loro presenza sono i “Sesi”, monumenti funerari, ed il Muro Alto, ( lungo circa 210 metri, alto 8 e largo, alla base, 10 metri), costruito a protezione verso nord del loro villaggio. Fin dalle più remote antichità e per molti secoli, Pantelleria fu una tappa obbligata per tutti i movimenti di uomini e merci tra la parte centrale dell’Africa del Nord e la Sicilia. A quei tempi si navigava soprattutto a vista e Pantelleria distava circa un giorno di navigazione dall’Africa e altrettanto dalla Sicilia. Per questa ragione, chi voleva avere il controllo commerciale o militare del Mediterraneo centrale, doveva avere un caposaldo a Pantelleria. A questa regola sembra non si sottrassero neppure i Micenei. Di loro è stata trovata la prima testimonianza durante la campagna di scavi archeologici, condotti sotto la guida della Soprintendenza per i beni archeologici di Trapani, nel 2002. Molti reperti testimoniano la presenza sull’isola dei Fenici, che chiamarono l’isola Yrnm o Kyrnm, la cui traduzione più probabile è “isola degli uccelli”. Essi dovettero successivamente cedere il loro avamposto ai Cartaginesi, e questi, definitivamente dal 217 a.c. ai Romani, che ribattezzarono l’isola Cossyra o Costura. Dalla varietà e ricchezza dei reperti ritrovati in diverse località e particolarmente nell’acropoli di S. Marco e S.Teresa (tra Pantelleria paese e l’attuale aeroporto) e dal fatto che Pantelleria batteva moneta propria, si desume che il periodo punico - romano fu una fase di notevole prosperità per l’isola. Decaduti i Romani, iniziò un lungo periodo di invasioni e decimazioni. Dapprima i Vandali, poi i Bizantini e quindi tra il IX e il XII secolo gli arabi. Gli arabi, massacrarono la popolazione esistente, ma, almeno lasciarono una notevole impronta che dura fino ai nostri giorni. A loro si devono buona parte dei nomi dei luoghi e di alcuni termini del linguaggio locale, nonché le caratteristiche costruttive dei tipici edifici locali, i dammusi, studiati per utilizzare l’abbondante materiale da costruzione disponibile sul luogo, le pietre, per isolare dai calori dell’estate e dall’umidità dell’inverno, per raccogliere e conservare il bene più prezioso per la vita, l’acqua. Inoltre gli arabi introdussero le tecniche di irrigazione e di essiccazione dei frutti e diffusero alcune piante che ebbero una significativa importanza nella vita economica dell’isola, quali il cotone. Cacciati gli arabi dai Normanni, fu la volta degli Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni e Piemontesi. L’ultima batosta l’isola la ricevette nel giugno del 1943, quando fu bombardata, per quasi un mese consecutivo, dagli alleati, in preparazione dello sbarco in Sicilia. Per fortuna in questa occasione, risulterebbe non esserci state vittime umane. Dopo millenni di invasioni, spesso molto brutali, i Panteschi hanno maturato, a ragione, una istintiva e profonda diffidenza verso il mare.
Si
contano sulle dita della mano i pescatori professionisti dell’isola, al
contrario, vi è un grande legame verso la terra, coltivata con incredibile
passione.
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